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Quando un libro cambia la vita

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Scrivi un libro e non sai mai dove ti porterà.
Sono innamorata di Pippa Bacca, chiedimi perchè!” mi ha portato in molti luoghi, alcuni reali altri simbolici.
Ricevo mail e messaggi di persone che non solo mi invitano a presentare il libro ma che mi raccontano il loro ricredersi.
Perché abbiamo tutti voglia di (af)fidarci un po’ di più.
Sai, non lo avrei mai fatto prima ma ho incontrato un autostoppista e mi sono fermato per dargli un passaggio? 
Un ragazzo mi ha chiesto in prestito il cellulare e glielo ho dato pensando al tuo libro? 
Questi sono solo gli ultimi messaggi arrivati.
Un giorno di marzo mi suona il telefono e una mia cara amica educatrice del carcere di Rebibbia mi invita a presentarlo lì.
Dico subito si.
Chi mi conosce sa quanto il tema delle carceri mi interessa da sempre.
Mi aspettavo molto e sapevo di non sbagliare.
Con me c’era Rosie, sorella maggiore di Pippa. E poi ancora Marta Bonafoni, Mimosa Martini, Pietro Folena e la vicedirettrice dell’istituto.
Avevo proposto che fossero proprio loro, i detenuti dell’Istituto di Rebibbia, a guidare la presentazione.
Gli educatori  (in particolare Sara e Rosalba che non smetterò mai di ringraziare) avevano fatto un gran lavoro di preparazione.
Vedere questi uomini di età e modi così diversi emozionarsi leggendo il mio libro è un’emozione difficile da passare.
C’è una strana atmosfera nell’aria.
Un silenzio assordante.
Un detenuto indossa un maglione verde in onore di Pippa Bacca.
Così come verdi sono i fogli in cui hanno stampato le letture tratte dal libro.
Riguardo le foto e mi accorgo che abbiamo anche sorriso molte volte assieme.
Il primo che prende la parola mi dice: avrei voluto che questo libro non finisse mai.
Le letture le hanno scelte loro.
Scelgono pezzi che non seleziono mai per le presentazioni e che mi permettono di raccontare altri angoli nascosti del libro.
Sono tanti i commenti, le considerazioni, le domande che escono fuori spontanei.
Ma poi come è finita la storia del dito di Rosie ? Era davvero rotto? 
Questa una delle tante domande che mi fanno e che mi dimostrano che  il libro lo avevano letto con una certa attenzione.
Alla fine si avvicina un detenuto e mi dice: Sa che questo è il secondo libro che leggo in tutta la mia vita? Il primo è stato il piccolo principe.
E’ la prima volta, lo ammetto, che durante una presentazione mi scappa la pipì dall’emozione.
La verità è che io ho scritto un libro.
E lui, attraverso le tante persone che sto incontrando, sta scrivendo me.
Giulia
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