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Quarta regola – comunicare per essere credibili

Siamo alla quarta regola, comunicare per mantenere la propria credibilità e reputazione.
Nessuno assumerebbe un candidato che si presentasse a un colloquio di lavoro con abiti logori o un aspetto trasandato, esattamente come nessuno si affiderebbe ad un’azienda con un’immagine pubblica scadente e datata.

Un sito funzionale, dei social attivi, dei contenuti interessanti non solo in grado di raccontare i prodotti, ma anche la visione dell’azienda fanno di certo la differenza. 

Questo è vero sempre, ancor di più in tempo di crisi.

Terza regola della comunicazione: investire

Terza regola del decalogo delle Officine GM sulla comunicazione

Chi smette di fare pubblicità per risparmiare soldi è come se fermasse l’orologio per risparmiare il tempo. (Henry Ford, Dearborn, 30 luglio 1863 – Detroit, 7 aprile 1947)

Questa frase pur essendo stata pronunciata nel 1947, è attualissima.

La comunicazione non è un accessorio del quale si può anche fare a meno, ma un mezzo per generare profitto; occorre quindi stanziare un budget annuale per le attività di comunicazione – studiato sulle effettive necessità e possibilità economiche dell’azienda – esattamente come lo si stanzia per rinnovare i propri macchinari, acquistare materiali di lavoro o aumentare le competenze del personale.

Un’azienda che dichiara di non avere soldi da investire in comunicazione, è un’azienda che non guarda non solo al futuro…ma nemmeno al presente.

Henry Ford se ne era già accorto 70 anni fa.

L’identità, la seconda regola della comunicazione

L’identità è tutto.

La prima domanda che mi verrebbe da farti è: che immagine ha la tua azienda?

L’immagine che un’azienda ottiene attraverso adeguate operazioni di comunicazione ne rappresenta l’identità agli occhi del mondo.

E’ un vero e proprio capitale che necessita di cura e mantenimento.

Più si è costanti, più il tutto funziona.

Abbiamo detto che l’immagine è un capitale. Quale imprenditore non userebbe la strumentazione più costosa o non le farebbe un’adeguata manutenzione?

La cura dell’immagine richiede lo stesso impegno.

C’è differenza tra l’immagine che vorresti dare alla tua azienda e quella che effettivamente ha?

Potrebbe essere, specie se non hai scelto una strategia di comunicazione.

La coerenza è una cosa importante ed è la base di ogni strategia di comunicazione.

Per questo noi delle Officine GM offriamo un pacchetto chiavi in mano ai nostri clienti, per evitare inutili frammentazioni e per garantire al cliente un risparmio in termini economici.

Ricordatevi che L’insegna la fa la clientela (Jean De La Fontane, Château-Thierry, 8 luglio 1621 – Parigi, 13 aprile 1695)

La prima regola della comunicazione te la ricordi? 

Parlare, la prima regola della comunicazione

Prima regola: Quando smettete di parlare, avete perso il vostro cliente

Partiamo da questa prima regola per ricordarci non solo che tacere non è una scelta opportuna in questo modo interconnesso e senza confini.

Ma tacere per risparmiare equivale a non esistere sul mercato.

La comunicazione in tempi di crisi si può ricalibrare e riformulare, ma non eliminare definitivamente come voce.

Un’attività di comunicazione seria e ben calibrata è fondamentale non solo per farsi conoscere, ma per non scomparire.

Consigliamo sempre ai nostri clienti di non smettere di comunicare, ma di pianificare una strategia personalizzata, condivisa e con obiettivi.

Scegliere di non comunicare non è mai la chiave del successo e nemmeno del risparmio.

 

 

 

Che significa comunicare

Perchè comunicare è indispensabile

Sul vocabolario la parola comunicazione spiega il significato latino di “mettere in comune”.

Negli anni il termine h assunto pian piano il valore di “far partecipi gli altri di qualcosa”. Ma cosa significa, esattamente?

La prima regola della comunicazione:

E’ impossibile per qualsiasi essere vivente animato non comunicare con gli altri.

Questo perché la comunicazione presuppone necessariamente una relazione e quindi uno scambio tra individui di informazioni di varia natura.

Una delle prime voci tagliate in tempi di crisi è stata proprio la comunicazione, classificandola come spesa superflua.

Ma dopo poco le aziende si sono dovute ricredere, nell’era della globalizzazione e dell’interconnessione, non comunicare equivale a non esistere.

Nella nostra esperienza, possiamo dire che ogni investimento in comunicazione ha sempre un ritorno positivo, il taglio delle spese per la comunicazione invece ha sempre conseguenze disastrose per le aziende.

 

le fasi del comunicare

la comunicazione

Per esserci comunicazione, tutti gli elementi devono essere presenti, nessuno escluso. Il processo comunicativo, infatti, è una delle cose più complesse che esistano in natura e la presenza contemporanea dei sei elementi non garantisce sempre una comunicazione efficace.

Per questo comunicare bene è importante e soprattutto ricordiamoci che la comunicazione è un lavoro.

Sconsigliamo per questo di delegare un aspetto così importante allo stagista di turno. La comunicazione ha bisogno di competenza, di stile, di un piano strategico che può fare chi conosce il settore e l’azienda.

Così facendo non aiutereste nè la vostra azienda nè lo stagista.

Scegliete professionisti seri, esattamente come è vostra premura scegliere un buon medico o un buon avvocato.

Ma c’è un’altra cosa importante da tenere in mente COSA COMUNICHIAMO.

Dietro una buona comunicazione ci deve essere un prodotto che funziona, credibile, che possa far innamorare il cliente.

Come abbiamo visto, la comunicazione è un mestiere e come tale, deve essere svolto da professionisti.

Comunicare non significare pubblicare ogni tanto qualcosa sulla propria pagina Facebook.

 

 

 

Il mio lavoro spiegato con un video tutorial

Che lavoro fai esattamente?

E’ la domanda più gettonata, da sempre.

Da quando ho scelto di fare un lavoro non convenzionale, non descrivibile con una sola parola come ad esempio dottoressa, avvocatessa, veterinaria e via discorrendo.

 

“Ho capito, fai cose, vedi gente…” recitava un film

Il mio lavoro me lo sono faticosamente inventato partendo da tre parole chiave: creatività – comunicazione – sociale.

Ho studiato, teatro, cinema, comunicazione e tutto questo ben si amalgamava con un settore che pratico da sempre, il sociale.

Costruisco progetti di comunicazione ad hoc,  organizzo eventi, mi occupo di storytelling e produzione audiovisiva (Spot tv, web tv, docu film, showreel, highlightssono tra le cose che più ci vengono chieste).

Dedico tante ore della mia giornata al lavoro e all’aggiornamento, ho imparato che più si ha esperienza e più crescono le domande.

Dietro a qualsiasi progetto, c’è un lavoro serio e approfondito.

Dato che viviamo nell’epoca della comunicazione visiva ho pensato di rispondere con un video alla domanda che mi rincorre da più di quindici anni Ma tu esattamente che lavoro fai?

Perchè per spiegare il mio lavoro ci vogliono diverse parole che sono il simbolo del percorso fatto.

Le semplificazioni e le estreme riduzioni non fanno per me.

Faccio attività diverse che spaziano dalla comunicazione alla formazione, passando per strade tortuose come la progettazione e l’organizzazione degli eventi.

Parole che possono sembrare lontane ma che partono da una ragione comune: la voglia di realizzare cose belle e di comunicarle.

 

 

Il nuovo spot Buondì Motta funziona?

Il nuovo spot firmato Saatchi & Saatchi che divide l’Italia

Il nuovo spot Buondì Motta realizzato da Saatchi&Saatchi e poi pianificata da PHD in poche ore diventa virale ma divide l’Italia.

Perchè?

Proviamo ad analizzarlo in termini di comunicazione.

Intanto iniziamo con il dire che se tutti ne parlano, dovrebbe essere già un sintomo di successo.

Ma non basta solo questo, dobbiamo sempre considerare il COME

Intanto gli spot sono 3 e la pianificazione prevede canali televisivi e online nei formati 15 e 30 secondi.

Lo spot è stato segnalato dal presidente dell’Aiart (associazione italiana telespettatori) Massimo Padula il quale  ha criticato aspramente lo spot:

“Ho visto per la prima volta lo spot insieme a mio figlio di cinque anni che immediatamente ha esclamato: ‘La mamma è morta!’.

LO SPOT

La protagonista è una bambina che reclama con una certa petulanza una colazione leggera ma decisamente invitante.

Madre, padre e postino rispondono con incredulità lanciando un’incauta scommessa.

Verranno poi centrati da asteroidi caduti dal cielo.

La narrazione mette in scena una morte. E non una morte qualsiasi, quella di una mamma in primis.

L’opinione pubblica si divide tra chi comprende quel tipo di linguaggio e di ironia, e chi no.

Di contro Alberto Raselli, direttore comunicazione del Gruppo Bauli dichiara:

“La nuova campagna pubblicitaria è un ulteriore step che rafforza e dà continuità alla nostra comunicazione sul brand e sulla gamma Buondì, con un tono e un linguaggio che mescola leggerezza, umorismo e ironia”

QUALE FATTORE HA DIVISO L’OPINIONE PUBBLICA?

  • IL LINGUAGGIO

Il linguaggio scelto dallo spot è un mix tra ironia, sarcasmo e immagini ad effetto.

Non a caso, una delle prime scelte da prendere in termini di comunicazione è la scelta del linguaggio di una campagna pubblicitaria.

Da cosa dipende la scelta del linguaggio? 

  • dall’oggetto della campagna pubblicitaria
  • dal target di riferimento
  • dall’immagine aziendale
  • dal Paese (e conseguente codice culturale)

La scelta del linguaggio è la chiave per colpire, per rimanere impressi o per finire frettolosamente nel dimenticatoio del pubblico a cui ci rivolgiamo.

Tutti noi siamo bombardati da pubblicità, evidente o meno, e siamo costretti a una selezione.

Cosa non dimentichiamo?

Quello in cui ci riconosciamo.

I video oramai sono un elemento centrale di ogni campagna di comunicazione, perchè i contenuti audiovisuali sono in grande crescita. Sono veloci, immediati e, se efficaci, restano facilmente impressi.

Quante pubblicità vi ricordate seppur dopo tanti anni? Ricordate il protagonista, lo slogan o la musica.

Ricordate infatti quello che vi ha maggiormente colpito.

Ogni volta che un cliente mi commissiona una campagna di comunicazione o uno spot video,  so che devo considerare e studiare una serie di cose.

Basta dimenticarne una, per rendere inefficace (o controproducente) il tutto.

Il mio consiglio è di rivolgersi sempre ai professionisti del settore perchè trattasi di un lavoro.

In questi 15 anni ho imparato una cosa fondamentale: quando un cliente ti chiede uno spot video, non ti sta mai chiedendo solo uno spot video.

 

 

La Sardegna propone un nuovo modello di integrazione e sviluppo

Da CNOS FAP Sardegna arriva la proposta MANUFARE
(CANDIDATURA ALL’AVVISO DELLA FONDAZIONE CON IL SUD INIZIATIVA IMMIGRAZIONE 2017)

Il contesto:

Sulla base del XXVI Rapporto Immigrazione 2016 di Caritas Migrantes, alla data del 01/01/2016 la popolazione straniera residente in Sardegna ammonta a 47.425 unità (con una prevalenza della componente femminile, che si attesta al 54,4%)
Il programma intende proporre interventi su un duplice piano: creare condizioni di occupazione e lavoro qualificato per gli immigrati e favorire l’integrazione sociale attraverso il coinvolgimento degli attori della comunità locale nel programma
Gli immigrati diventano un’opportunità di innovazione.
Se da una parte l’artigianato tradizionale e artistico presenta un trend positivo di domanda economica, d’altra parte il settore risente di problemi connessi a mestieri in estinzione, ricambio generazionale, scarsa attrattività dei mestieri manuali da parte dei giovani, inadeguata innovazione in termini di prodotto, tecnologia e mercati di sbocco.
La domanda di lavoro è l’ambito di bisogno primario. A fronte di un’offerta notevolmente scarsa di un contesto regionale caratterizzato da forte disoccupazione e il più delle volte irregolare e/o sottopagata, il programma intende promuovere condizione favorevoli per creare lavoro regolare e stabile attraverso percorsi di lavoro autonomo e/o di microimprese

Obiettivo:
Sostenere e promuovere l’auto impiego o micro imprese dei neo-artigiani immigrati anche attraverso l’erogazione di incentivi di microcredito e servizi di sostegno e logistica all’interno dell’Hub Social Innovation di Cnos Fap fino alla completa autonomia dei neo imprenditori artigiani, nonché l’inserimento lavorativo nelle botteghe artigiane anche in ottica di ricambio generazionale
Realizzare una rete di “botteghe di mestiere ” attrezzate (presso le sedi degli incubatori sociali Cnos Fap) per formare gli immigrati nelle professioni dell’artigianato coinvolgendo direttamente esperti artigiani dei territori all’interno delle cui “botteghe” e/o laboratori si realizzerà l’esperienza di lavoro sotto forma di tirocinio solidale

Destinatari:
Immigrati residenti in Sardegna con permesso di soggiorno

Selezione:
La selezione prevede l’adozione di criteri di trasparenza ed equità che verranno condivisi con le comunità degli immigrati e associazioni non profit che “trattano” servizi per gli immigrati. Il progetto avrà una durata di due anni e partirà nella regione Sardegna per essere poi replicato in altre regioni d’Italia.

Le parole chiave del progetto manufare sono: lavoro, sviluppo, artigianato innovativo, contaminazione delle competenze, trasparenza, sostenibilità e replicabilità.

Le storie che rischiano di cambiare la nostra

Certe storie che cambiano la nostra

Uno spettacolo non è mai solo uno spettacolo.

Una canzone non è mai solo una canzone.

Un libro non è mai solo un libro.

Non è retorica, perchè tutti noi abbiamo almeno una volta nella nostra vita ascoltato, sentito, scoperto la storia di un personaggio che in qualche modo ci ha cambiato un po’ la vita.

A me è successo con la storia di Pippa Bacca, l’artista milanese (nipote di Piero Manzoni) che è morta durante una performance sulla pace tra i popoli.

Ascoltai la notizia al TG e mi venne voglia di approfondire, lavorai poi diversi anni per arrivare a scrivere il libro Sono innamorata di Pippa Bacca, chiedimi perchè! (ed. Castelvecchi)

Ma non è la sola storia che mi ha colpito profondamente.

Anni fa, per lavoro, ho conosciuto un’attrice che si chiama Patrizia Bollini.

All’epoca stava lavorando per mettere in scena lo spettacolo Finisce per A. La protagonista era Alfonsina Strada, prima donna a partecipare negli Anni 20 al Giro d’Italia.

Qualche giorno fa ho scritto un articolo per Antirazzismo, se volete leggerlo cliccate qui

Se volete vederlo sarà in scena nei dintorni di Padova, il prossimo 9 settembre al Festival Bici alla Ribalta 

Spettacolo che negli anni, meritatamente, ha ricevuto consensi e riconoscimenti.

Ho riconosciuto subito quegli occhi colmi di passione che scalpitavano per diffondere la storia intensa di questa donna che ha percorso decisamente in salita la strada della parità di genere.

Perchè accade così quando scopri una storia unica, ti viene voglia di farla sapere a tutti. Ti scappa di raccontarla a ogni occasione.

Dietro ogni spettacolo che vedi, ce ne sono tante che non si vedono.

Non si vede per esempio tutto il meraviglioso e tortuoso percorso fatto per arrivare a quella messa in scena.

Quegli occhi li ho visti tante volte. Pieni non solo di passione, ma di studio, ricerca e tanta difficoltà per mettere in scena uno spettacolo che andrebbe considerato patrimonio dell’umanità. Questo sforzo viene per lo più compiuto da pionieri, che al contempo diventano attori, produttori, organizzatori, distributori dello spettacolo pur di rendere visibile l’invisibile.

Per questo non smetterò mai di credere in un certo tipo di imprese che diventino poi un libro, una canzone, uno spettacolo o un film.

Non sono solo storie, ma sono un patrimonio di noi tutti.

 

 

 

Violenza contro le donne, il problema è culturale

Oggi ho scritto per Antirazzismo sul tema della violenza contro le donne.

E’ “VIOLENZA CONTRO LE DONNE” OGNI ATTO DI VIOLENZA FONDATA SUL GENERE CHE PROVOCHI UN DANNO O UNA SOFFERENZA FISICA, SESSUALE O PSICOLOGICA PER LE DONNE, INCLUSE LE MINACCE, LA COERCIZIONE O LA PRIVAZIONE ARBITRARIA DELLA LIBERTÀ.

Così recita l’art. 1 della dichiarazione Onu sull’eliminazione della violenza contro le donne.

per continuare a leggere clicca qui Read more

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