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Debutta a Rebibbia lo spettacolo contro la violenza di genere “Cambiamo Camicia” promosso dall’associazione heARTinmind

Comunicato stampa

 

Roma, 25 novembre 2017 ore 10 – Debutta in anteprima nazionale alla Casa di Reclusione maschile  di Rebibbia lo spettacolo teatrale contro la violenza di genere Cambiamo Camicia promosso dall’associazione heARTinmind.

A seguire un momento di confronto con: Stefano Anastasìa (Garante dei detenuti del Lazio) Marta Bonafoni (consigliera della Regione Lazio) Andrea Catizone ( avvocato, docente e Presidente di Family Smile) Pietro Folena (Presidente MetaMorfosi) Alberto Leiss (giornalista, saggista, rete di Maschile Plurale)

25 novembre – La violenza contro le donne è un fenomeno ampio e diffuso. Ai femminicidi si aggiungono le violenze che sfuggono ai dati ma che, se non fermate in tempo, rischiano di fare tante altre vittime. Sono migliaia le donne aggredite, picchiate, perseguitate, sfregiate. Quasi 7 milioni, secondo i dati Istat, quelle che nel corso della propria vita hanno subito una forma di abuso.

 

Lo spettacolo “Cambiamo Camicia”in collaborazione con Differenza Donna ONG – scritto da Giulia Corradi  e interpretato da Linda La Marca,  Silvia Vallerani, Serena Vitaliano e Martina Zucarello – sfida la mentalità corrente del “non mi riguarda” e soprattutto del “è stato sempre così” e lo fa lanciando una sfida: Cambiare Cultura.

Uno spettacolo non può bastare a rendere la complessità e la delicatezza della tematica trattata, da

qui nasce la collaborazione con l’Associazione Differenza Donna.

Ogni messa in scena dello spettacolo sarà preceduta da un confronto/dibattito moderato da figure

professionali ed esperte per informare i giovani al tema trattato.

La camicia è un simbolo: non è un semplice indumento che copre la persona, e non sempre associata a dei colori designa gli appartenenti ad un partito politico. E’ emblema della diversità di genere, a seconda del genere cambia l’abbottonatura. Ma la camicia è anche l’invito a mettersi nei panni delle protagoniste dello spettacolo e provare a scambiare le proprie vesti con le loro.

Le attrici interpreteranno ognuna sia un personaggio fiabesco che un proprio corrispettivo reale, con il semplice gesto di sfilarsi una camicia e infilarsene un’altra, mostrando chiaramente la differenza tra scegliere di essere e di pensare con libertà o scegliere di lasciarsi sopraffare da una società che rischia, ancora oggi, di non tutelare le categorie più fragili.

I pochi elementi scenografici oltre a rendere la messa in scena adattabile a qualsiasi situazione e ambiente, aiutano a comprendere che il viaggio intrapreso è di carattere psicologico ed emotivo più che fisico.  Le musiche (alcune delle quali scritte appositamente per “Cambiamo Camicia” da Silvia Rizzo) in alcuni momenti accompagnano il cambio scena, in altri diventano co-protagoniste di movimenti coreografici e prendono il posto delle parole.

Cambiamo camicia è un invito a cambiare camicia, indossare quelle di altri, a cambiare cultura ben coscienti che nel nostro Paese abbiamo ancora molta strada da fare in questo senso.

L’associazione heARTinmind nata nel 2015 promuove l’arte in tutte le sue forme e, attraverso la creazione di eventi e spettacoli, sensibilizza lo spettatore su temi di carattere sociale.

Ad Aprile 2017 partecipa e vince il primo premio al concorso “La Musica” promosso dall’Associazione Mauro Carratta con sede a Ugento (LE).

A Maggio 2016 partecipa a Roma al concorso “Re-birth”, promosso dall’Associazione Culturale Womart, aggiudicandosi il primo premio con l’inedito “In mano veritas”.

Per contatti:

info@officinegm.com

Associazione heARTinmind  – Silvia Vallerani  cell. 347.9791466 valleranisilvia@gmail.com

E’ consentito l’ingresso e la visione dello spettacolo ai giornalisti muniti di tesserino                                             

Casa  Reclusione Rebibbia – Via Bartolo Longo 72 – Roma

Le Officine GM partner dell’iniziativa contro la violenza sulle donne ( 4-7 Novembre, Roma, Macro Testaccio)

Si terrà dal 4 al 7 novembre 2017 a Roma, presso lo Spazio Factory concesso dall’Assessorato allo Sport e Politiche giovanili del Comune di Roma (Macro di Testaccio -Piazza Orazio Giustiniani 4) “Signori e signore… ingresso libero dalla violenza”, evento promosso in​ vista​ della Giornata Internazionale contro la Violenza sulle Donne, indetta dalla Nazioni Unite il 25 novembre per commemorare le donne vittime di violenza.

L’evento nasce da un’idea di SuLLeali Comunicazione Responsabile, ed è realizzato con il Patrocinio della Regione Lazio, di Roma Città Metropolitana, ed in collaborazione con numerose realtà, tra cui Prodos Consulting e Officine GM in veste di partner.

Tutti i dettagli sui promotori e sul programma sono disponibili sul sito: http://signoriesignore. sulleali.it dove è possibile anche iscriversi ai numerosi workshop e ai laboratori proposti.

“La manifestazione mira a richiamare l’attenzione del vasto pubblico, ed in particolare del mondo giovanile dai 18 ai 35 anni, su una tematica di grande attualità, la violenza contro le donne – dichiara Mascia Consorte, socia di SuLLeali Comunicazione Responsabile.

In Italia i dati sono allarmanti e, sebbene vi sia stata una lieve flessione nel 2016, il fenomeno resta preoccupante. Secondo gli ultimi dati ISTAT, il 31,5% delle donne tra i 16 e i 70 anni hanno subito una qualche forma di violenza nel corso della loro vita e oltre un terzo di queste sono tra i 25 e i 34 anni. Di fronte a questa consapevolezza come Agenzia di comunicazione al femminile non potevamo restare indifferenti e abbiamo deciso di fare la nostra parte”.

Teatro, fotografia, arte, cinema, spettacoli, laboratori e convegni per fermare l’amore malato, in uno spazio di confronto e dialogo, in cui osare la felicità con l’ascolto, con il rispetto e con il riconoscimento dei reali bisogni propri e dell’altro.

Gli obiettivi dell’evento sono: fare rete con le tante realtà impegnate per valorizzarne il lavoro e le peculiarità; sensibilizzare le donne alla denuncia e al cambiamento, presentando le realtà di accoglienza e supporto a cui rivolgersi; spostare la questione dalle donne agli uomini lanciando a loro un appello: costruire una rete di uomini contro la violenza sulle donne.

​Proprio per questo motivo è stata chiamata in causa, a cinquant’anni dalla sua scomparsa, la figura di un uomo universalmente riconosciuto come emblema del cinema italiano e del gentiluomo “all’italiana”: Antonio De Curtis, in arte Totò.

All’evento prenderà parte anche la famiglia De Curtis che ringraziamo per il sostegno all’iniziativa.

La manifestazione è a ingresso libero e gratuito.

Da sabato 4 a martedì 7 novembre 2017

Spazio Factory, Macro Testaccio

Piazza Orazio Giustiniani 4, 00153 Roma

Aderiscono all’iniziativa:

A.p.e. Centro Accoglienza Persone Esposte

Arte Associazione Professionale Arti Terapie

Azzero Co2 il clima nelle nostre mani

Be Free

Caracca – Tamburi itineranti

Centro di Ascolto Uomini Maltrattati

Come tu mi vuoi – spettacolo teatrale

Drakon Web design – Grafica – Social Network

Earth relationship

Fondazione Fatebenefratelli

Gatto Randagio – spettacolo teatrale

“Still white”, mostra pittorica

Associazione heARTinmind

Istituto per lo studio delle Psicoterapie

Laby coworking&life

Lipu

Maison Antigone

Maschile Plurale

Mindful-by-Nature

Obiettivo Europa Formazione e Consulenza

Ordine Ospedaliero di San Giovanni di Dio

Scuola di Palo Alto

Toponomastica Femminile

Si ringraziano per gli sostegno:

Leonori Spa

BCC Credito Cooperativo di Roma

Valori società cooperativa

Hospitalitas

Autoscuola Dinamo di Tassari Ivo

 

Maggiori informazioni:

http://signoriesignore. sulleali.it – https://www.facebook.com/ sulleali

Quarta regola – comunicare per essere credibili

Siamo alla quarta regola, comunicare per mantenere la propria credibilità e reputazione.
Nessuno assumerebbe un candidato che si presentasse a un colloquio di lavoro con abiti logori o un aspetto trasandato, esattamente come nessuno si affiderebbe ad un’azienda con un’immagine pubblica scadente e datata.

Un sito funzionale, dei social attivi, dei contenuti interessanti non solo in grado di raccontare i prodotti, ma anche la visione dell’azienda fanno di certo la differenza. 

Questo è vero sempre, ancor di più in tempo di crisi.

Terza regola della comunicazione: investire

Terza regola del decalogo delle Officine GM sulla comunicazione

Chi smette di fare pubblicità per risparmiare soldi è come se fermasse l’orologio per risparmiare il tempo. (Henry Ford, Dearborn, 30 luglio 1863 – Detroit, 7 aprile 1947)

Questa frase pur essendo stata pronunciata nel 1947, è attualissima.

La comunicazione non è un accessorio del quale si può anche fare a meno, ma un mezzo per generare profitto; occorre quindi stanziare un budget annuale per le attività di comunicazione – studiato sulle effettive necessità e possibilità economiche dell’azienda – esattamente come lo si stanzia per rinnovare i propri macchinari, acquistare materiali di lavoro o aumentare le competenze del personale.

Un’azienda che dichiara di non avere soldi da investire in comunicazione, è un’azienda che non guarda non solo al futuro…ma nemmeno al presente.

Henry Ford se ne era già accorto 70 anni fa.

L’identità, la seconda regola della comunicazione

L’identità è tutto.

La prima domanda che mi verrebbe da farti è: che immagine ha la tua azienda?

L’immagine che un’azienda ottiene attraverso adeguate operazioni di comunicazione ne rappresenta l’identità agli occhi del mondo.

E’ un vero e proprio capitale che necessita di cura e mantenimento.

Più si è costanti, più il tutto funziona.

Abbiamo detto che l’immagine è un capitale. Quale imprenditore non userebbe la strumentazione più costosa o non le farebbe un’adeguata manutenzione?

La cura dell’immagine richiede lo stesso impegno.

C’è differenza tra l’immagine che vorresti dare alla tua azienda e quella che effettivamente ha?

Potrebbe essere, specie se non hai scelto una strategia di comunicazione.

La coerenza è una cosa importante ed è la base di ogni strategia di comunicazione.

Per questo noi delle Officine GM offriamo un pacchetto chiavi in mano ai nostri clienti, per evitare inutili frammentazioni e per garantire al cliente un risparmio in termini economici.

Ricordatevi che L’insegna la fa la clientela (Jean De La Fontane, Château-Thierry, 8 luglio 1621 – Parigi, 13 aprile 1695)

La prima regola della comunicazione te la ricordi? 

Parlare, la prima regola della comunicazione

Prima regola: Quando smettete di parlare, avete perso il vostro cliente

Partiamo da questa prima regola per ricordarci non solo che tacere non è una scelta opportuna in questo modo interconnesso e senza confini.

Ma tacere per risparmiare equivale a non esistere sul mercato.

La comunicazione in tempi di crisi si può ricalibrare e riformulare, ma non eliminare definitivamente come voce.

Un’attività di comunicazione seria e ben calibrata è fondamentale non solo per farsi conoscere, ma per non scomparire.

Consigliamo sempre ai nostri clienti di non smettere di comunicare, ma di pianificare una strategia personalizzata, condivisa e con obiettivi.

Scegliere di non comunicare non è mai la chiave del successo e nemmeno del risparmio.

 

 

 

Che significa comunicare

Perchè comunicare è indispensabile

Sul vocabolario la parola comunicazione spiega il significato latino di “mettere in comune”.

Negli anni il termine h assunto pian piano il valore di “far partecipi gli altri di qualcosa”. Ma cosa significa, esattamente?

La prima regola della comunicazione:

E’ impossibile per qualsiasi essere vivente animato non comunicare con gli altri.

Questo perché la comunicazione presuppone necessariamente una relazione e quindi uno scambio tra individui di informazioni di varia natura.

Una delle prime voci tagliate in tempi di crisi è stata proprio la comunicazione, classificandola come spesa superflua.

Ma dopo poco le aziende si sono dovute ricredere, nell’era della globalizzazione e dell’interconnessione, non comunicare equivale a non esistere.

Nella nostra esperienza, possiamo dire che ogni investimento in comunicazione ha sempre un ritorno positivo, il taglio delle spese per la comunicazione invece ha sempre conseguenze disastrose per le aziende.

 

le fasi del comunicare

la comunicazione

Per esserci comunicazione, tutti gli elementi devono essere presenti, nessuno escluso. Il processo comunicativo, infatti, è una delle cose più complesse che esistano in natura e la presenza contemporanea dei sei elementi non garantisce sempre una comunicazione efficace.

Per questo comunicare bene è importante e soprattutto ricordiamoci che la comunicazione è un lavoro.

Sconsigliamo per questo di delegare un aspetto così importante allo stagista di turno. La comunicazione ha bisogno di competenza, di stile, di un piano strategico che può fare chi conosce il settore e l’azienda.

Così facendo non aiutereste nè la vostra azienda nè lo stagista.

Scegliete professionisti seri, esattamente come è vostra premura scegliere un buon medico o un buon avvocato.

Ma c’è un’altra cosa importante da tenere in mente COSA COMUNICHIAMO.

Dietro una buona comunicazione ci deve essere un prodotto che funziona, credibile, che possa far innamorare il cliente.

Come abbiamo visto, la comunicazione è un mestiere e come tale, deve essere svolto da professionisti.

Comunicare non significare pubblicare ogni tanto qualcosa sulla propria pagina Facebook.

 

 

 

Il mio lavoro spiegato con un video tutorial

Che lavoro fai esattamente?

E’ la domanda più gettonata, da sempre.

Da quando ho scelto di fare un lavoro non convenzionale, non descrivibile con una sola parola come ad esempio dottoressa, avvocatessa, veterinaria e via discorrendo.

 

“Ho capito, fai cose, vedi gente…” recitava un film

Il mio lavoro me lo sono faticosamente inventato partendo da tre parole chiave: creatività – comunicazione – sociale.

Ho studiato, teatro, cinema, comunicazione e tutto questo ben si amalgamava con un settore che pratico da sempre, il sociale.

Costruisco progetti di comunicazione ad hoc,  organizzo eventi, mi occupo di storytelling e produzione audiovisiva (Spot tv, web tv, docu film, showreel, highlightssono tra le cose che più ci vengono chieste).

Dedico tante ore della mia giornata al lavoro e all’aggiornamento, ho imparato che più si ha esperienza e più crescono le domande.

Dietro a qualsiasi progetto, c’è un lavoro serio e approfondito.

Dato che viviamo nell’epoca della comunicazione visiva ho pensato di rispondere con un video alla domanda che mi rincorre da più di quindici anni Ma tu esattamente che lavoro fai?

Perchè per spiegare il mio lavoro ci vogliono diverse parole che sono il simbolo del percorso fatto.

Le semplificazioni e le estreme riduzioni non fanno per me.

Faccio attività diverse che spaziano dalla comunicazione alla formazione, passando per strade tortuose come la progettazione e l’organizzazione degli eventi.

Parole che possono sembrare lontane ma che partono da una ragione comune: la voglia di realizzare cose belle e di comunicarle.

 

 

Il nuovo spot Buondì Motta funziona?

Il nuovo spot firmato Saatchi & Saatchi che divide l’Italia

Il nuovo spot Buondì Motta realizzato da Saatchi&Saatchi e poi pianificata da PHD in poche ore diventa virale ma divide l’Italia.

Perchè?

Proviamo ad analizzarlo in termini di comunicazione.

Intanto iniziamo con il dire che se tutti ne parlano, dovrebbe essere già un sintomo di successo.

Ma non basta solo questo, dobbiamo sempre considerare il COME

Intanto gli spot sono 3 e la pianificazione prevede canali televisivi e online nei formati 15 e 30 secondi.

Lo spot è stato segnalato dal presidente dell’Aiart (associazione italiana telespettatori) Massimo Padula il quale  ha criticato aspramente lo spot:

“Ho visto per la prima volta lo spot insieme a mio figlio di cinque anni che immediatamente ha esclamato: ‘La mamma è morta!’.

LO SPOT

La protagonista è una bambina che reclama con una certa petulanza una colazione leggera ma decisamente invitante.

Madre, padre e postino rispondono con incredulità lanciando un’incauta scommessa.

Verranno poi centrati da asteroidi caduti dal cielo.

La narrazione mette in scena una morte. E non una morte qualsiasi, quella di una mamma in primis.

L’opinione pubblica si divide tra chi comprende quel tipo di linguaggio e di ironia, e chi no.

Di contro Alberto Raselli, direttore comunicazione del Gruppo Bauli dichiara:

“La nuova campagna pubblicitaria è un ulteriore step che rafforza e dà continuità alla nostra comunicazione sul brand e sulla gamma Buondì, con un tono e un linguaggio che mescola leggerezza, umorismo e ironia”

QUALE FATTORE HA DIVISO L’OPINIONE PUBBLICA?

  • IL LINGUAGGIO

Il linguaggio scelto dallo spot è un mix tra ironia, sarcasmo e immagini ad effetto.

Non a caso, una delle prime scelte da prendere in termini di comunicazione è la scelta del linguaggio di una campagna pubblicitaria.

Da cosa dipende la scelta del linguaggio? 

  • dall’oggetto della campagna pubblicitaria
  • dal target di riferimento
  • dall’immagine aziendale
  • dal Paese (e conseguente codice culturale)

La scelta del linguaggio è la chiave per colpire, per rimanere impressi o per finire frettolosamente nel dimenticatoio del pubblico a cui ci rivolgiamo.

Tutti noi siamo bombardati da pubblicità, evidente o meno, e siamo costretti a una selezione.

Cosa non dimentichiamo?

Quello in cui ci riconosciamo.

I video oramai sono un elemento centrale di ogni campagna di comunicazione, perchè i contenuti audiovisuali sono in grande crescita. Sono veloci, immediati e, se efficaci, restano facilmente impressi.

Quante pubblicità vi ricordate seppur dopo tanti anni? Ricordate il protagonista, lo slogan o la musica.

Ricordate infatti quello che vi ha maggiormente colpito.

Ogni volta che un cliente mi commissiona una campagna di comunicazione o uno spot video,  so che devo considerare e studiare una serie di cose.

Basta dimenticarne una, per rendere inefficace (o controproducente) il tutto.

Il mio consiglio è di rivolgersi sempre ai professionisti del settore perchè trattasi di un lavoro.

In questi 15 anni ho imparato una cosa fondamentale: quando un cliente ti chiede uno spot video, non ti sta mai chiedendo solo uno spot video.

 

 

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